L’AFRICA DI ANGELO

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Tutti noi abbiamo una lista di nomi di persone che conosciamo, delle quali possiamo perfino ritenerci amiche e che stimiamo. Difficilmente sarà una lista lunga e nemmeno la mia lo è, ma Angelo Ferrari, giornalista, scrittore, viaggiatore, è in quella lista. Non lo conosco da molto tempo, eppure da subito ho capito che mi trovavo di fronte a una brava persona (una qualità sempre più rara) e a un giornalista molto capace (categoria in via di estinzione).

Angelo è un giornalista di lungo corso. È da molti anni al Desk Esteri dell’Agenzia Italia, la seconda più importante dopo l’ANSA. L’Agi è di proprietà dell’ ENI, e questo non è un dettaglio.

L’età media in Africa è inferiore ai 20 anni

Da quel punto di osservazione molto particolare, Angelo Ferrari si è occupato soprattuto di Africa, l’ha attraversata e raccontata in lungo e in largo seguendo le crisi, gli sviluppi, le tragedie, i cambiamenti che hanno segnato e continuano a segnare un continente vasto 30 milioni di kmq (3 volte l’Europa) e abitato da 1 miliardo e mezzo di persone (due volte l’Europa) con una età media inferiore ai 20 anni. In Italia è di poco superiore ai 46.

Ancora oggi Angelo Ferrari trascorre lunghi periodi in Africa Occidentale. Succede a molti narratori europei che hanno potuto raccontare quel continente: una specie di “Sindrome Kapuściński“. Per quanto sia un mondo precario, complicato, dolente e a volte crudele, ti entra sotto pelle come un tatuaggio dal quale non ti separi più.

La copertina di Africa Bazaar

Non è un caso se Angelo ha deciso di scrivere per una casa editrice preziosa e colta come Rosenberg & Sellier prima “Mal d’Africa”, uscito nel 2020, e poi “Africa bazaar”, arrivato nelle librerie da qualche mese.

Li ha scritti insieme al collega Raffaele Masto (altro grande viaggiatore con il quale ho avuto il privilegio di lavorare tanti anni fa), storica firma di Radio Popolare Milano, scomparso nel 2020.

In questi due volumi, che ho letto con voracità, perchè in perfetto equilibrio tra diario di viaggio e saggio socio-economico, viene offerto un quadro dell’Africa decisamente diverso da quello al quale il pubblico italiano è abituato.

Non possiamo ignorarlo: a noi dell’Africa non frega nulla, assolutamente nulla. La leghiamo al fenomeno migratorio e stop. Quello che capita da Tripoli a Pretoria sono “fatti loro”. Crediamo di essere ancora in centro del mondo, eredi di Giulio Cesare, Marco Polo, Cristoforo Colombo e chissà chi altro. Scopritori e quindi padroni delle terre emerse. Non è più così, da tempo.

Se fossimo saggi, ma non lo siamo, dovremmo sapere e provare a capire cosa succede sulle coste del Mediterraneo, nel Corno d’Africa, attorno ai Grandi Laghi, nel Sahel, nelle foreste equatoriali. Dovremmo farlo per un motivo banale quanto nodale: Il futuro del mondo si sta scrivendo a est degli Urali, ma anche a sud del Mediterraneo. 

AFRICA BAZAAR lo racconta con grande chiarezza, aggiungendo nuovi spunti al precedente MAL D’AFRICA: c’è un grande fermento in atto nel continente africano. Un fermento economico e demografico, con il quale saremo chiamati a confrontarci.

I problemi non mancano, questo lo sappiamo, ma in Africa stanno succedendo cose che sposteranno a breve gli equilibri globali. L’emigrazione e lo sfruttamento delle risorse economiche da parte delle nuove potenze mondiali (dalla Cina, alla Turchia, ai Paesi della penisola araba) sono parte di un mosaico tutto ancora da decifrare. Sarebbe utile attrezzarci.

Sarà quindi un piacere incontrare Angelo Ferrari venerdì 25 novembre alle ore 19,30 in piazza Statuto 26, a Torino. Alla fine dell’incontro ceneremo insieme.

Qui tutti i dettagli.