LADRI DI DENTI

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Conosco Djarah Kan da qualche anno, la seguo su Facebook e mi ha sempre colpito il furore e la ferocia con le quali commenta alcuni fatti di cronaca, soprattutto quando si tratta di diritti negati o (peggio) violati. Diritti di donne o di migranti.

Da qualche tempo è uscita, per People, una sua raccolta di racconti che vale la pena di leggere per provare a riconsiderare la narrazione che ci viene, da sempre, raccontata sul continente africano.

Un esempio: per quanti di noi il famosissimo cartoon di Walt DisneyIl re leone” rappresenta la parte più spirituale, selvaggia, ancestrale e poetica dell’Africa? E quanti di noi ricordano “i bambini del Biafra” come immagine simbolo della fame e della povertà delle popolazioni africane?

E ancora: come possiamo noi, uomini bianchi, non essere condizionati da queste due visioni contrapposte? Come facciamo a smettere di sentirci “razza bianca” e provare commozione e pietà per “i poveri neri”?

Mi sono sentita profondamente ignorante e piena di vuoto buonismo leggendo i racconti (molto belli) Djarah Kan. Pensiamo di sapere sempre tutto (o quasi) del mondo che ci circonda, ma nei fatti ignoriamo ogni cosa della vita di una persona che ha origini africane.

La scrittura rabbiosa di Djarah fa emergere le difficoltà, i luoghi comuni, ma anche le emozioni profonde di una donna di colore che si scontra con il mondo dei bianchi nel quale vive.

Abbiamo ancora tanta strada da fare (se sopravviveremo alle guerre!). Abbiamo intrapreso il percorso che spero ci porterà a cambiare il pensiero patriarcale che vede la donna come una semplice costola di Adamo, ma nella nostra società ci sono anche altri pregiudizi da combattere e non sappiamo nemmeno di averli.

Djarah Kan “Ladri di denti” edizioni People.